di Claudio Signini
Quarant’anni. La Biblioteca ha superato le malattie dell’infanzia, le crisi adolescenziali e ha raggiunto la maturità, sopravvissuta e cresciuta grazie ai “genitori adottivi” che si sono dati il cambio in tutti questi anni.
Quand’era in fasce e trovatella (un centinaio di volumi ottenuti dall’Ente Nazionale per le Biblioteche Popolari e Scolastiche) fu accolta in una prima sede improvvisata nell’ingresso del bar Acli, ossia nell’atrio del cinema parrocchiale, che all’epoca aveva una regolare programmazione settimanale: insomma, i libri in mezzo alla gente. Il fatto suscitò perplessità per alcuni ma anche curiosità per molti: si trattava pur sempre di una novità che non aveva precedenti in paese o nella zona, neanche a Borgomanero…
I “fondatori”, che erano poi quattro giovanotti di buona volontà, ebbero subito chiari alcuni principi: farne un servizio pubblico, gratuito e di “laica” promozione culturale. Non a caso all’iniziativa fu imposto il nome di “Biblioteca Pubblica”, che voleva connotare una presa di distanza dalle Istituzioni del paese, Parrocchia da un lato e Comune dall’altro, anche se va detto che mentre la prima vide subito il progetto con simpatia, il secondo manifestò purtroppo, e per anni, un sostanziale disinteresse.
Il volontariato e la passione dei promotori sopperiva alle necessità operative, come presidio negli orari stabiliti tutte le mattine dei giorni festivi, registrazione dei prestiti, catalogazione, etichettatura, protezione dei libri con fodera trasparente, le pulizie. Naturalmente però non poteva bastare l’iniziale modesta dotazione libraria, che era necessario incrementare, ma soprattutto occorreva una sede idonea, con le attrezzature essenziali: tavoli, scaffalature, macchina per scrivere, schedari.
E allora si dovette sfrenare la fantasia, scrivendo ai giornali (La Stampa attraverso la rubrica “Specchio dei tempi” mandò le prime 10.000 lire), alle Banche (la Cariplo mandò anch’essa 10.000 lire e mantenne il contributo anche negli anni successivi), agli Editori (Einaudi donò molti libri del suo catalogo); più importante di tutto si ottenne, per un modestissimo canone, una vera sede di due locali con vetrina che si apriva in via Marconi, là dove ancora si intravede l’insegna “Biblioteca”.
Forti di questo e dei primi incoraggianti risultati in termini di frequenza e di numero dei prestiti, si decise di andare a Torino a bussare alla Soprintendenza per i Beni Bibliografici del Piemonte. Mai viaggio fu più proficuo: i nostri giovanotti, dopo aver inviato la piantina dei locali, si videro recapitare nel giro di qualche mese tutto l’arredamento, nuovo di zecca, solido e funzionale, lo stesso che dopo quarant’anni è ancora in servizio nella sede attuale.
Chissà se la fiducia suscitata nella Dott.ssa Tamagnone era tale in quel momento da vedere così lontano? Sta di fatto che per diversi anni ancora la Soprintendenza finanziò l’acquisto di libri e la Biblioteca era fiera di inviarle annualmente il resoconto della propria attività.
Si inventarono anche inedite trovate promozionali, come quella di “portare i libri in piazza”: in occasione della festa patronale e delle feste delle Frazioni la Biblioteca veniva allestita all’aperto, sul sagrato della chiesa parrocchiale, alla Cacciana, a San Martino, a Sant’Antonio, con tanto di scaffali, scrivania per il prestito, manifesti, pannelli fotografici, musica e annunci all’altoparlante. Funzionava, perchè si avvicinavano in molti, magari solo per curiosità, ma tanti erano presi anche dalla curiosità di leggere avvalendosi di un servizio…che oltretutto non costava niente.
E cosa non si faceva per raccogliere fondi? Per un paio d’anni i nostri si improvvisarono impresari allestendo un vero e proprio spettacolo, con tanto di presentatore, valletta, cantanti, musicisti, scenette. Il teatro in quell’occasione venne messo a disposizione dal Parroco, dove si trova l’attuale Centro comunitario: il palcoscenico c’era, ma era chiuso da almeno quindici anni per via del cinema, un enorme telone per il cinemascope che si doveva smontare e rimontare subito dopo. Una fatica improba, con l’ansia che lo spettacolo si rivelasse un fiasco.
Per fortuna, la generosità dei Fontanetesi riempì platea e galleria, gratificò gli “artisti” di applausi scroscianti e diede respiro alle esauste casse della Biblioteca: ogni spettacolo fruttò più di 100.000 lire dell’epoca!
Poi i nostri “fondatori” furono sempre più presi dal lavoro e dalla famiglia, che portarono Francesco Fontana a trasferirsi a Ferrara per insegnare in quella Università, e gli altri tre a Milano, Costante Teruggi, che purtroppo ci lasciò prematuramente qualche anno dopo, come dirigente di una grossa azienda, Vittorio Cerati come dirigente responsabile del servizio legale di una Banca e Claudio Signini per esercitarvi la professione di avvocato.
Per fortuna il testimone passò subito in mani capaci, Anna Prandina, Rita Bertona e altri. Oggi è in quelle di Giuseppe Valloggia, anch’egli un volontario che con lo stesso entusiasmo e con la stessa passione tiene viva gratis et amore la Biblioteca, ora dedicata al “poeta della Resistenza” Dante Strona.
Un plauso va da ultimo riconosciuto anche all’Amministrazione Comunale che si è finalmente accorta di questa realtà e le ha fornito una sede decorosa e un sostegno economico, favorendo così un servizio insostituibilie per i cittadini di Fontaneto e per gli studenti del plesso scolastico, con un serizio che c’è da augurarsi diventi una buona volta istituzionale e non più dipendente dal solo volontariato.